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Cos’è l’OOH e come funziona

Non parliamo di un’esclamazione di stupore

L’OOH è per definizione qualsiasi forma di comunicazione che, come dice il nome, possiamo trovare “fuori casa”. Quindi, i messaggi pubblicitari che si incontrano fuori dalle mura domestiche: stampa su largo.

Indice

  1. Introduzione
  2. Out of Home – OOH
  3. OOH nella storia
  4. La rivoluzione digitale nell’OOH
  5. Alcuni esempi
  6. Conclusioni

Nel 2020 abbiamo assistito ad una improvvisa riduzione del numero di cartelloni pubblicitari in giro per le città, complici la pandemia e i vari lockdown. I prezzi di questo tipo di spazi erano crollati e gli unici spettatori erano “un runner e un piccione”, come ha ironizzato l’azienda britannica di snack vegetariani Emily dopo aver programmato il lancio di una nuova campagna outdoor proprio in concomitanza con l’inizio della pandemia. Che tempismo!

La situazione sembra però essersi già rimarginata con successo e i cartelloni sono tornati a farla da padrone per le vie urbane.

Una forma di comunicazione così resiliente e, lo vedremo, con una così lunga tradizione alle spalle non può che meritarsi un nostro approfondimento!

Quindi eccolo qui: l’Out of Home.

Out of Home – OOH

/ˈaʊt/ /əv/ /həʊm/

“Tutte le forme di comunicazione che, come dice il nome, possiamo trovare “fuori casa”. Quindi, i messaggi pubblicitari che si incontrano fuori dalle mura domestiche: stampa su largo formato, manifesti e cartelloni, insegne luminose, decorazioni, messaggi sui mezzi pubblici, ma anche nuove forme del cosiddetto ambient advertising*.”

Widemagazine.net

*Annunci pubblicitari collocati in luoghi insoliti e inaspettati.

L’OOH è ancora largamente utilizzato in quanto permette di intercettare l’utente finale durante i suoi spostamenti quotidiani e, se fatto bene, coglierne l’attenzione in un momento o luogo in cui non si aspetterebbe di trovare materiale pubblicitario.

Certo, il tempo di esposizione è sicuramente minore e con un livello di distrazione maggiore: proprio per questo una delle più grandi sfide dell’OOH è quella di stupire, ingaggiare e restare nella memoria delle persone.

OOH nella storia

Una parte fondamentale – e storica – dell’Out of Home è sicuramente quella dei manifesti e della cartellonistica. Fin dalla fine dell’800 e soprattutto nella prima metà del ‘900, i manifesti pubblicitari erano considerabili vere e proprie opere d’arte, studiate e realizzate da artisti e grafici come il futurista Lucio Venna, l’impressionista Henri de Toulouse-Lautrec o l’esponente della Pop Art Andy Warhol.

La rivoluzione digitale nell’OOH

Oggi il mondo dell’OOH ha cambiato forma ed è stato rivoluzionato dal digitale: si parla ad esempio di DOOH (Digital OOH) per indicare tutti quei contenuti multimediali distribuiti attraverso schermi e totem in giro per le città. Ma non solo, la pubblicità outdoor è sempre più interattiva ed è sempre più probabile trovare cartelloni con diverse funzioni, tutt’altro che convenzionali.

Alcuni esempi

La campagna di sensibilizzazione al tema del suicidio lanciata da JCDecaux Australia e l’associazione R U OK?, ad esempio, è stata diffusa su pannelli interattivi dotati di riconoscimento vocale: le persone potevano rispondere a voce alla domanda “R U OK?” e in caso di risposta negativa il pannello suggeriva alcune frasi da dire per aiutare una persona che sta passando un momento difficile.

Un altro esempio è il “Gregory Project” Sloveno: cambiando la tipica forma dei cartelloni pubblicitari in una struttura con la pianta a V, una normale attività di OOH si è potuta trasformare in un rifugio per senzatetto.

Conclusioni

In un’epoca in cui parole come digital e social sono all’ordine del giorno, può una forma di comunicazione così tradizionale e “fisica” come l’OOH essere ancora efficace?

Noi crediamo di sì, soprattutto grazie alla crescente integrazione tra mezzi tradizionali e innovativi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, ma siamo curiosi di leggere la vostra opinione nei commenti!

Diteci la vostra nei commenti!